Speciale Dressing the Future 2025: la visione di Caterina Mazzei sulla sostenibilità che nasce dall’artigianato

Indice

All’interno di Dressing the Future 2025, IDI è onorata di accogliere una delle voci centrali è quella di Caterina Mazzei, Referente per la sostenibilità e l’economia circolare di CNA Federmoda.
Mazzei porta all’evento una visione concreta e strategica del futuro della moda italiana, frutto del lavoro quotidiano dell’associazione a fianco di migliaia di PMI e imprese artigiane.

La sua partecipazione si inserisce nel programma dei Talk dedicati a “Re-immaginare il Made in Italy tra cultura, impresa e sostenibilità”, un confronto che riunisce istituzioni, esperti e protagonisti della filiera in un momento cruciale: quello in cui la moda è chiamata a integrare nuove normative europee, transizione ecologica, digitalizzazione e un ripensamento complessivo dei modelli produttivi.

La nostra strategia parte dall’ascolto delle imprese”, afferma Mazzei. Un punto di partenza che racconta bene la prospettiva di CNA Federmoda: accompagnare l’evoluzione del settore partendo dai valori e dalle pratiche già radicate nell’artigianato italiano.

Una sostenibilità che nasce già nelle imprese

Secondo Mazzei, molte imprese della filiera moda – soprattutto artigiane e di piccole dimensioni – sono sostenibili “nei fatti”, spesso senza aver formalizzato protocolli o certificazioni.
Le nostre imprese hanno la sostenibilità nei propri valori fondativi”, sottolinea. “Valorizzano il territorio, le persone, la qualità e la durata del prodotto”.

Questa forma di sostenibilità “non formale”, radicata nel saper fare, oggi deve però dialogare con un nuovo scenario normativo europeo. Per questo CNA Federmoda opera su più livelli:

  • Rappresentanza e advocacy, per garantire regole proporzionate alle micro e piccole imprese.
  • Formazione e sensibilizzazione, così che le aziende possano comprendere e gestire i nuovi requisiti.
  • Supporto territoriale, con percorsi pratici e collaborazioni con enti formativi e centri di ricerca.

Le reti associative, spiega Mazzei, sono fondamentali perché “rappresentano il ponte tra il fare quotidiano delle imprese e il sistema delle regole”.

Tradizione manifatturiera e nuove sfide: un equilibrio naturale

Mazzei insiste su un punto decisivo: non serve “inventare” un nuovo modello sostenibile per la manifattura italiana, perché questo modello esiste già.
La tradizione italiana è perfettamente allineata ai principi della sostenibilità”, afferma. Qualità, durata, attenzione alle risorse e centralità della persona sono caratteristiche storiche della produzione artigiana.

Una recente mappatura interna condotta da CNA Federmoda ha mostrato come la sostenibilità più diffusa non sia quella certificata, ma quella intrinseca ai modelli di business.
La sostenibilità non è un progetto a sé stante, ma un modo di pensare e produrre”.

Per questo, valorizzare la tradizione significa anche:

  • ascoltarla e riconoscerla,
  • tutelarla all’interno dei nuovi scenari normativi,
  • trasformarla in un vantaggio competitivo contemporaneo.

Uno sguardo al futuro: sensibilizzazione e formazione

In un contesto economico e geopolitico sempre più complesso, Mazzei individua due priorità per le imprese: sensibilizzazione e formazione.

La sostenibilità non è un obbligo normativo, ma un asset competitivo”, afferma.
È quindi necessario diffondere una cultura condivisa della sostenibilità lungo tutta la filiera, e fornire alle persone le competenze necessarie a governare la transizione ecologica e digitale.

Il futuro richiede una visione sistemica: non più interventi isolati, ma un percorso continuo che unisce risorse, competenze e responsabilità condivise.

Giovani designer: curiosità, tecnica e capacità di cambiare prospettiva

Uno dei temi centrali del Talk riguarda anche la formazione dei giovani talenti.
Per Mazzei, chi si avvicina alla moda deve saper coniugare creatività e competenza:
La creatività è essenziale, ma non basta. Serve una base solida di conoscenze tecniche, digitali e ambientali”.

Una competenza chiave è la curiosità strutturata, la capacità di mettere continuamente in discussione il proprio sapere e adattarsi a un settore in rapido cambiamento.

Da oltre trent’anni, CNA Federmoda sostiene questo percorso con il Concorso Nazionale Professione Moda Giovani Stilisti, ora parte di Ricerca Moda Innovazione (RMI):
una palestra in cui creatività, filiera produttiva e innovazione sostenibile si incontrano.

Sta per essere lanciata la 36ª edizione – RMI 2026, un invito aperto ai giovani designer che vogliono confrontarsi con un’idea di moda che coniuga ricerca, responsabilità e futuro.

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