Tra gli ospiti di Dressing the Future, Paolo Foglia si distingue come una delle voci più autorevoli nel panorama delle certificazioni ambientali e dei sistemi di responsabilità sociale d’impresa. Il suo intervento porta un ampliamento di prospettiva fondamentale: spostare l’attenzione dal prodotto finito all’intera filiera, mettendo in luce come la sostenibilità non sia un attributo aggiuntivo, ma un processo culturale e organizzativo complesso.
Per Foglia, ripensare il sistema moda significa interpretarlo come un ecosistema interconnesso, in cui industria, istituzioni, ricerca e cittadini condividono responsabilità, strumenti e visioni per costruire un futuro davvero circolare e trasparente.
Certificazioni ambientali: da vincolo tecnico a leva culturale
Negli ultimi anni il sistema moda si confronta sempre più con sfide ambientali e sociali: cambiamenti climatici, erosione della biodiversità, diritti dei lavoratori, impatti delle catene globali del valore. La moda, per sua natura, intreccia materia, estetica e identità: la qualità di un capo non è solo formale, ma riguarda anche la storia di chi lo produce e gli effetti sull’ambiente.
Da qui nasce l’esigenza per le imprese di dotarsi di strumenti capaci di identificare, valutare e gestire gli impatti negativi — effettivi o potenziali — generati lungo tutto il ciclo produttivo.
In questo quadro, le certificazioni ambientali e sociali assumono un ruolo strategico. Non sono più semplici “bollini”, ma sistemi strutturati basati su iniziative multi-stakeholder, che coinvolgono ogni attore della filiera: dai produttori delle materie prime ai trasformatori, fino ai brand.
Grazie all’intervento di organismi terzi indipendenti, le aziende possono:
- esercitare un controllo più efficace sulla propria supply chain,
- ridurre i rischi reputazionali,
- garantire trasparenza verso il mercato,
- misurare realmente gli impatti attraverso KPI affidabili e comparabili.
La certificazione diventa così un linguaggio comune, una piattaforma di fiducia e una leva per una trasformazione credibile.
Collaborare per la circolarità: un progetto sociale prima ancora che industriale
L’economia circolare rappresenta oggi uno dei temi più discussi, ma anche più complessi. Non si tratta semplicemente di riciclare di più: richiede un ripensamento radicale del modo in cui concepiamo, progettiamo, produciamo e utilizziamo i prodotti.
Foglia sottolinea come la transizione circolare richieda innanzitutto istituzioni lungimiranti, capaci di costruire un quadro organico di politiche, incentivi e strumenti. All’interno di questo scenario, le imprese sono chiamate a progettare con nuovi criteri: durabilità, riparabilità, riciclabilità prima ancora dell’impiego di materiale riciclato.
Accanto all’industria, la ricerca è fondamentale per sviluppare tecnologie in grado di chiudere il ciclo di vita dei prodotti. Ma tutto questo — avverte Foglia — non basta senza il ruolo attivo dei cittadini: dalle scelte di acquisto alla manutenzione, fino al corretto smaltimento.
In un mercato che vede sempre più aziende dichiarare qualità “circolari”, emerge il ruolo cruciale degli enti normatori e degli organismi di certificazione, che definiscono cosa significhi realmente “circolare” e vigilano sulla correttezza delle pratiche. È un sistema di garanzie che tutela i consumatori e favorisce una concorrenza leale.
Made in Italy: la sostenibilità come identità competitiv
Per un Paese povero di materie prime ed energia come l’Italia, sostenibilità ed economia circolare non sono un’opzione, ma una necessità strategica. Foglia evidenzia come queste dimensioni debbano essere integrate nelle politiche di sviluppo con la stessa importanza della transizione digitale.
Il Made in Italy continuerà a fondarsi su creatività, tradizione e saper fare manifatturiero, ma la competitività futura dipenderà anche dalla capacità di innovare tecnologie e materiali, riducendo la dipendenza da risorse importate.
Nel settore moda, questa trasformazione può diventare un nuovo paradigma culturale, capace di generare un’identità distintiva lontana dai modelli di consumo basati sulla produzione massiva e sui prezzi iper-competitivi. Il valore del Made in Italy non può essere giocato sul terreno del fast fashion, ma su qualità, longevità e trasparenza.
Giovani designer: costruire una nuova cassetta degli attrezz
Secondo Foglia, le competenze dei designer di oggi devono ruotare intorno al concetto di eco-design. Creatività e stile non bastano più: servono conoscenze tecniche, capacità di leggere la complessità e consapevolezza degli impatti e dei limiti fisici, biologici e sociali del nostro mondo.
Due gli elementi imprescindibili:
1. Conoscere la complessità
Significa considerare, fin dall’idea iniziale, tutti i fattori che determinano la materializzazione di un prodotto: materiali, tecnologie, processi, logistica, uso e fine vita.
2. Comprendere i limiti
Non per frenare la creatività, ma per ampliarla: trovare soluzioni che coniughino bellezza, innovazione e mitigazione degli impatti.
A tutto questo si aggiunge la capacità di lavorare in modo multidisciplinare: il designer del futuro dialoga con tecnologi, ricercatori, ingegneri, imprese, enti certificatori. Nessuno può più agire da solo.
Uno sguardo al domani
Il progetto su cui Foglia desidera continuare a investire? Promuovere e contribuire alla realizzazione di iniziative di eco-design. Un ambito in cui si incontrano formazione, innovazione e responsabilità, e che rappresenta una delle frontiere più promettenti per un futuro della moda realmente sostenibile.

