È la regata più estrema esistente, perché condotta interamente in solitario, su monoscafi di 60 piedi (18 metri) senza scali e senza assistenza. Questo significa che per quasi tre mesi gli skipper rimangono da soli, nei mari più burrascosi del pianeta, cercando di far andare la loro barca il più veloce possibile.

La prima edizione è del 1989, ma il primo giro del mondo in solitario, senza scalo, si svolse nel nel 1968 e fu una regata epica. Vinse l’inglese Robin Knox-Johnston in 313 giorni, ma chi passò alla storia fu il navigatore francese Bernard Moitessier, che mentre risaliva l’Atlantico, con la vittoria già in pugno, decise di abbandonare la regata e continuare a girare per gli oceani da solo, compiendo un altro mezzo giro del mondo e fermandosi poi in Polinesia. Il suo messaggio, lanciato sul ponte di un mercantile con una fionda, recitava: “Continuo senza scalo verso le isole del Pacifico perché in mare sono felice e forse anche per salvarmi l’anima”.

Ma quelli erano gli Anni 60, oggi la regata è un vero evento mediatico, oltre che sportivo, con una ventina di partecipanti da molte nazioni che ogni 4 anni si schierano sulla linea di partenza di Les Sables-d’Olonne, nel dipartimento francese di Vendèe. Dopo lo start navigano giù per l’Oceano Atlantico, voltano a sinistra al Capo di Buona Speranza, tirano dritto fino a Capo Leewin (Australia) e poi, dopo 9.000 chilometri di Oceano Pacifico, doppiano il celebre Capo Horn e risalgono l’Atlantico, diretti al punto di partenza. La regata parte a novembre e finisce di solito a febbraio, in modo che gli skipper possano affrontare i pericolosi mari Antartici nel periodo dell’estate australe, quando le tempeste sono meno violente.

Oltre agli uomini le protagoniste di questa regata sono le barche, costruite con le tecnologie più all’avanguardia e con le soluzioni di yacht design allo stesso tempo più robuste e più performanti. Perché se ti si rompe qualcosa in mezzo all’oceano, non c’è nessuno che puoi chiamare per fartela riparare.

Da un punto di vista tecnico la flotta è divisa in due: con foil e senza foil. Quelle con i foil sono le barche di ultimissima generazione, hanno cioè le nuove appendici idrodinamiche che aumentano il momento raddrizzante, consentendo di poter issare maggiore superficie velica ed essere quindi più veloci. Ma anche quelle senza foil hanno chiglia basculante, water ballast, albero alare rotante e deckspreader: ovvero un concentrato della più sofisticata tecnologia velica attualmente esistente. Tutto ciò serve non solo per cercare di vincere, ma soprattutto per uscire indenni da una navigazione lunga 21.600 miglia nautiche (40.003 km) in cui può succedere di tutto.

I maggiori pericoli per gli skipper sono:

– gli oggetti semi-galleggianti (di solito container persi da qualche cargo) che in caso di impatto distruggono chiglia e timoni;

– le terribili tempeste che si scatenano oltre i 50 gradi Sud, dove non ci sono terre a contenere la furia degli elementi e il vento puà raggiungere i 70 nodi con onde di 7-8 metri;

– i passaggi critici (da un punto di vista sportivo, perché si perde molto tempo e si rischia di perdere la regata) come le calme equatoriali, la fascia in cui gli Alisei si annullano e il vento scema quasi completamente (in inglese “doldrums” e in francese “pot-au-noir”).

Mentre scriviamo la regata è condotta dal francese Armel Le Cleach e dall’inglese Alex Thompson, che sono già entrati nell’Oceano Pacifico. Se l’inglese dovesse arrivare in testa a Les Sables-D’Olonne sarebbe il secondo della storia, dopo Knox-Johnston, a riuscire nell’impresa. La Vendee Globe è infatti sempre stata dominata dai francesi.

È possibile seguire la regata in diretta all’indirizzo: http://www.vendeeglobe.org/en/

Mappa

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