Tra i velisti c’è un vecchio modo di dire: una barca bella è anche una barca veloce. La bellezza, l’eleganza, la sensazione visiva di armonia ed equilibrio diventano quindi gli indicatori esteriori delle qualità intrinseche della progettazione e della costruzione di uno yacht a vela. Se questa fosse una definizione scientifica si chiamerebbe teorema Swan.

Il cantiere nato nel 1966 dalla passione di un gentiluomo finlandese, Pekka Koskenkyla, cominciò la sua attività con la produzione in serie di uno scafo di 36 piedi disegnato da quelli che all’epoca erano i massimi guru dello yacht design, Sparkman&Stephens. Il successo commerciale della barca fu immediato. Era elegante, ben costruita, solida e soprattutto marina. Ovvero capace di navigare in perfetta sicurezza anche nelle condizioni meteo tipiche dei mari del Nord Europa. Ancora oggi sono decine i modelli di Swan 36 ancora naviganti, nei mari di mezzo mondo.

La cosa un po’ magica della storia di questo cantiere è che fin da subito la sua produzione si è distinta per la qualità senza compromessi, a tutti i livelli: yacht design, materiali costruttivi, attrezzatura di coperta, impiantistica. E che questa qualità è stata immediatamente percepita, quasi intuita – si potrebbe dire – da molti armatori sulle due sponde dell’Atlantico. Se pensiamo ai tanti MBA che insegnano a produrre business plan per avviare imprese di successo, che poi falliscono miseramente, ci viene un po’ da ridere. Pekka Koskenkyla non ebbe bisogno di alcuna scuola di management, seguì solo le sue idee su come dovevano essere fatte le barche. E continuò a seguirle fino alla sua morte. Chissà se nei prestigiosi MBA insegnano la materia Coerenza.

Swan 36

L’armatore del primo esemplare del 36 piedi, chiamato Tarantella, fu un inglese appassionato di regate. Come detto sopra, non sorprese quasi nessuno il fatto che quella barca così elegante si dimostrasse anche dannatamente veloce. Gli ottimi risultati in regata allargarono immediatamente il bacino di clienti del neonato cantiere finlandese, che mise in produzione anche un 37 piedi e un 41, disegnati sempre dallo studio newyorkese.

Poco prima del Natale del 1969 la produzione subì uno stop a causa di un grave incendio che distrusse buona parte degli impianti e degli scafi in costruzione. Ma il fondatore non si perse d’animo, vendette una parte delle quote azionarie per acquisire liquidità e ricostruì tutto. Negli anni seguenti la produzione degli Swan si concentra sulla fascia alta del mercato, con imbarcazioni fino a 55 piedi. Barche con interni di lusso, realizzati con materiali di alta qualità e che nonostante questo – per il peso che comporta – mietevano frequenti successi nelle regate in tutto il mondo. Ricordiamo qui a titolo esemplificativo la vittoria dello Swan 65 Sayula II a prima Whitbread Round the World Race nel 1974.

Comincia l’epoca Frers

Nel 1979 la storia del cantiere conosce un altro momento saliente, i nuovi Swan vengono disegnati da un giovane architetto navale argentino che sarebbe diventato di lì a poco una delle star globali dello yacht design: German Frers. Il peculiare connubio tra eleganza, sportività e qualità costruttiva degli Swan conosce nuovi modi di esprimersi, più in linea con le nuove esigenza dell’epoca, in una fase storica in cui lo yachting comincia ad essere non più una questione per ricchi aristocratici o tycoon della finanza, allargando il suo bacino di appassionati.

Nel 1998 il cantiere Nautor viene acquisito da Leonardo Ferragamo, imprenditore della moda. All’inizio il settore dello yachting internazionale, soprattutto sul versante anglosassone, storce il naso. Si teme che sia un’operazione che punti solo al branding, penalizzando la qualità intrinseca che sempre ha distinto la produzione del cantiere finlandese. Invece l’imprenditore italiano porta una nuova aria all’interno del cantiere promuovendo alcune innovazioni commerciali, aumentando il numero degli impianti produttivi e ampliando la gamma Swan. I contributi principali di Ferragamo, velista appassionato e armatore di Swan fin da ragazzo, sono stati essenzialmente due: spingere ancora di più sulla sportività degli Swan, creando delle classi monotipo in cui gli armatori potevano gareggiare ad armi pari senza gli assilli e le distorsioni dei vari rating; puntare su un segmento commerciale di altissimo livello, quello degli scafi di 30 metri e oltre completamente custom, ovvero non di serie ma creati appositamente per uno specifico armatore.

Swan 115

Nautor’s Swan: dove vola il cigno

Oggi Nautor’s Swan è un brand ancora più forte di ieri, inserito pienamente nella contemporaneità. Un’azienda che produce utili e occupazione, e che dimostra che l’imprenditoria italiana è capace di ottenere risultati eccezionali, quando non viene frenata da una burocrazia ipertrofica e da una legislazione inadeguata.

L’ultimo straordinario successo del cantiere segna un altro punto di svolta per quanto riguarda lo yacht design. Il nuovo Club Swan 50 viene disegnato da un altro yacht designer argentino, con un pedigree eccezionale nelle regate oceaniche: Juan Kouyoumdjian. Il giovane talento, laureatosi alla prestigiosa Università di Southampton, ha creato una barca che è riuscita ad unire la tipica eleganza Swan con la cattiveria del vero racer, lasciando a bocca aperta tutti gli appassionati e strappando a molti commentatori definizioni come “the new hot thing” e “the most sexy sailing boat in the world”. Il cigno non smette di emozionare, oggi come ieri e, siamo sicuri, anche come domani.

Swan 50

Swan 50

Fonti: Marinamagazine.it

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