Nel mercato planetario dello yachting di alta gamma l’Italia è conosciuta per tre cose: i motoryacht veloci e stilosi; il cantiere di barche a vela Swan e lo studio Nauta Design.

Dal primo minitonner disegnato quando erano solo dei ventenni appassionati di regate, ai 100 piedi realizzati dal cantiere sudafricano Southern Wind. Dagli interni dei natanti del cantiere francese Beneteau (leader mondiale nella produzione di serie), all’interior design del megayacht Azzam (180 metri). Nella storia dello Studio Nauta sono tantissimi i successi e i punti di svolta, con un minimo comune denominatore lungo trent’anni: la ricerca di uno stile calmo, funzionale e gradevole, mai esagerato.

Ecco le 7 cose più importanti da sapere sullo studio milanese Nauta Design.

La passione vince sulla ragione. Mario Pedol, studente di economia aziendale alla Bocconi alla fine degli Anni 70, con già 16 esami fatti, viene contattato da un amico, regatista come lui, che gli propone di progettare e costruire un minitonner. Avevano già un primo cliente, un certo Pigi Loro Piana (che diventerà il magnate del cashmere italiano).

Una formazione di qualità fa la differenza. Dopo il buon riscontro ottenuto da questa prima barca chiamata Avventura 703 (venduta in sette esemplari) Mario Pedol decide che è ora di dare basi più solide a questa passione, e si iscrive all’Istituto superiore di architettura, dove impara i segreti dello Yacht design dai migliori progettisti dell’epoca: Fulvio De Simoni, Epaminonda Ceccarelli, Massimo Gregori, Sergio Abrami, Andrea Vallicelli. Ma la laurea in design se la guadagnerà sul campo, qualche anno dopo, disegnando lo yacht di Renzo Piano, il celeberrimo Kirribilli, che diventerà una pietra miliare nello yacht design.

Il primo grande successo. Nel 1986 Nauta Design espone al salone di Genova un 54 piedi innovativo, con due pozzetti e quattro cabine, mai viste fino ad allora su una barca di 15 metri. Il layout standard dell’epoca infatti era sempre una cabina armatoriale a poppa e due cabine piccole a prua. Lo scafo era non solo bello a vedersi ma anche veloce. Con manovre in coperta pulite e raionali e degli interni funzionali e luminosi. Una barca che seduceva al primo sguardo, tanto che a Genova ne vendono subito due esemplari a cui entro pochi mesi si aggiunge il terzo.

La barca manifesto. Nel 1999 il loro primo cliente, Pigi Loro Piana, gli commissiona il primo maxiyacht, un 84 piedi (25 metri). Le richieste dell’armatore sono semplici: una barca per vivere il mare che fosse però veloce e divertente a vela. Mario Pedol e colleghi centrano il bersaglio e realizzano My Song, che viene soprannominata “Dr Cruiser & Mr Racer” e che sarà la prima di una lunga serie di barche belle, eleganti e veloci.

My Song

La sfida della produzione in serie. Nel 2001 Madame Annette Roux proprietaria del cantiere Beneteau (il maggior produttore al mondo di barche a vela e a motore) li vuole conoscere e gli fa un discorso senza convenevoli, com’è nello stile dei bretoni. Sa di avere una rete di vendita e una organizzazione industriale di altissimo livello, ma sa anche che l’innovazione non è più il loro forte, quindi stanno cercando gli yacht designer migliori del mondo. Loro pensano di esserlo? Nauta Design raccoglie la sfida e progetta gli interni di quelli che poi diventeranno gli Oceanis 45 e 50, con idee innovative che verranno successivamente applicate su tutta la produzione. Le competenze dello studio Nauta Design si ampliano agli aspetti tecnici, industriali ed economici.

Arriva il vento da sud. Un’altra collaborazione di prestigio che porta lo studio Nauta Design ad esplorare nuove vette è quella con il cantiere sudafricano Southern Wind, di proprietà di un italiano, Willy Persico. Comincia con un 92 piedi che il cantiere onestamente ammette di non poter consegnare nei tempi richiesti dall’armatore, e si conclude (per ora) con la barca numero 15 del pluricelebrato 100 piedi. Record mondiale nella produzione in serie di imbarcazioni di queste dimensioni.

Il Nauta factor. Lo studio è unanimemente riconosciuto per la sua capacità di creare imbarcazioni, sia a vela che a motore, dotate di un qualcosa in più, che non è mai la sterile ricerca di un eccesso ma è la conquista di un equilibrio. Una conquista che nasce anche da un metodo di lavoro che coinvolge l’armatore fin dal primo momento, che si nutre della collaborazione con i migliori architetti navali (tipo Reichel/Pugh con cui realizzano quasi tutti i Southern Wind) e che si sviluppa adottando le migliori tecniche e i migliori materiali a disposizione.

Reichel Pugh

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Fonti: Top-yachtdesign.com

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