Le esposizioni universali sono un’istituzione di fine Ottocento, quando il mondo era molto grande, i viaggi tra un continente e l’altro molto lenti e le diverse culture venivano a contatto raramente. La rivoluzione del trasporto aereo a basso costo ha reso il mondo molto più piccolo e internet lo ha fatto diventare molto più interconnesso. Adesso per parlare con un indiano o un neozelandese è sufficiente avere un tablet e un’app come Whatsapp o Skype. Le esposizioni universali sono diventate quindi il luogo dove, ogni cinque anni, le nazioni vanno per promuovere se stesse da un punto di vista culturale. E dove i visitatori vanno per assistere in diretta, dal vivo, ai campionati mondiali di design.

Da Aichi 2005 (Giappone) i padiglioni nazionali e quelli di alcune grandi industrie presenti hanno raggiunto vette elevatissime per quanto riguarda l’exterior design e l’interaction design. Veri e propri luogo di intrattenimento per gli occhi e per la mente, strutture progettate per costruire un’esperienza suggestiva e stimolante per i visitatori di ogni continente. Opere che comunicano quindi utilizzando un linguaggio fatto di forme e simboli capace di parlare a tutta l’umanità. Realizzazioni ancora più notevoli se consideriamo la loro natura transitoria, per la sola durata dell’esposizione. Capolavori che quindi esistono solo per sei mesi.

Vediamo insieme i padiglioni più belli e innovativi delle ultime due edizioni dell’Expo (trovate la galleria di immagini in fondo all’articolo).

Saudi Arabia Pavilion – Shanghai 2010: un’astronave appena atterrata con sopra un’oasi del deserto saudita. Questo era in pratica il padiglione che fece maggiore sensazione in quello che è stato il più visitato Expo della storia. Una dimostrazione di gigantismo architettonico impressionante, anche per il buon gusto con cui era realizzata. Di notte tutta la struttura emanava una lucentezza opalescente ancora più seducente.

UK Pavilion – Shanghai 2010: con questo padiglione gli inglesi hanno cominciato a cambiare le regole del gioco, portando l’exposition design a un altro livello, più vicino all’arte concettuale che all’architettura. La struttura era composta da 60.000 lunghi aghi di materiale acrilico trasparente incastonati in una semisfera di legno che era il luogo che ospitava i visitatori. Gli aghi, lunghi anche 6 metri, portavano all’interno la luce del sole e terminavano con il seme di una pianta incastonato nell’acrilico. L’opera, battezzata The seed cathedral, da fuori assumeva invece le fattezze di una specie di nuvola, dai contorni indefiniti che variavano con la posizione dell’osservatore. Progetto dello studio londinese Heatherwick. Costo: 25 milioni di sterline.

Spain Pavilion – Shanghai 2010: lo studio barcellonese Miralles Tagliabue EMBT mette a segno un altro colpo da maestro che va ad arricchire il suo già lussureggiante portfolio. Prima vince il concorso tra i migliori studi di architettura iberici, e poi realizza perfettamente uno stand dalle forme organiche, che ricorda un drago attorcigliato su se stesso. La facciata è realizzata interamente in vimini intrecciato, sorretta da una robusta struttura di acciaio. La sensazione visuale e tattile è quella della pelle di un drago. Un cortocircuito di simbolismi che riesce magicamente a fondere la tradizione culturale spagnola con quella cinese.

China Pavilion – Expo Milano 2015: i cinesi rispondono alla cortesia spagnola cinque anni dopo, con uno stand ricoperto interamente da pannelli di bamboo. Progettato dalla Tsinghua University, il padiglione fonde perfettamente le forme morbide del paesaggio naturale con i materiali tipici della tradizione costruttiva cinese. L’impressione dall’esterno è notevole: una sensazione di pace e armonia in linea con la tradizione culturale taoista del paese e con il nome del padiglione: the land of hope.

Japan Pavilion – Expo Milano 2015: costruito su una griglia di legno ottenuta ad incastro, senza neanche un chiodo o una vite. Una struttura perfettamente antisismica che ci ricorda come i giapponesi siano i riconosciuti maestri di queste tecniche di costruzione. La griglia costituisce una specie di texture 3D che diventa la firma visuale di questo padiglione. Funzionalità ed estetica che ben riassumono i valori del buddismo zen tipici della cultura del Sol levante.

UK Pavilion – Expo Milano 2015: gli inglesi colpiscono ancora. La nazione dove il design è una specie di religione modernista nazionale ci tiene a conservare lo scettro del padiglione più sorprendente e affascinante dell’Expo e presenta l’opera dell’artista di Nottingham Wolfgang Buttress. In pratica è un immenso alverare in alluminio che vuole enfatizzare l’importanza che le api hanno per l’intero ecosistema planetario. Un discorso quanto mai significativo dato lo sterminio delle api a livello globale a causa dell’uso di insetticidi neonicotenoidi. Un messaggio che ha raggiunto 3,3 milioni di visitatori, che nel periodo dell’expo l’hanno resa la seconda attrazione Made in UK dopo il British museum di Londra.

Padiglione Italia – Expo Milano 2015: ebbene sì, stavolta anche l’Italia ha fatto una cosa degna dei migliori standard internazionali e, nonostante le lungaggini burocratiche e i problemi riscontrati durante la fase costruttiva, alla fine è venuto fuori un padiglione di cui andare giustamente orgogliosi. Un progetto dotato di una sua eleganza e coerenza di design ispirata dal concetto di “foresta urbana”. Una creazione originale e innovativa dello Studio Nemesi che riusciva a generare suggestioni sia moderniste e tecnologiche che primitive ed ancestrali. Premiato da oltre 2 milioni di visitatori.

  • China Pavilion Expo Milano
  • Japan Pavilion Expo Milano
  • Italian Pavilion Expo Milano
  • Saudi Arabia Pavilion Expo Milano
  • Spain Pavilion Expo Milano
  • UX Pavilion Expo Milano
  • UX Pavilion Expo Milano
  • UX Pavilion Expo Milano

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