Erede della BTicino – azienda che per prima ha concepito i dispositivi elettrici come oggetti di interior design – Luca Bassani cede nel 1989 l’azienda di famiglia al gruppo internazionale Legrande per una cifra intorno ai mille miliardi di lire. Diventa quindi uno degli uomini più ricchi d’Italia e, nell’attesa di decidere come impiegare il resto della sua vita professionale, si regala una nuova barca a vela.

Per la famiglia Bassani lo yachting è sempre stato molto più che un semplice modo di passare il tempo libero. Nella storia della famiglia si sono succedute 25 barche di varie dimensioni e vocazione. Questa grande esperienza nautica, maturata da Luca Bassani fin da bambino, gli ha consentito non solo di conoscere molto bene lo yacht design da un punto di vista tecnico e costruttivo, ma anche di cimentarsi con successo come regatante. Sia nel ruolo di timoniere che di skipper Bassani ha vinto molti trofei e campionati in varie classi, culminando la sua carriera sportiva con un primo posto ai mondiali della classe Mumm 30.

Nel 1989 il panorama dello yacht design era abbastanza fermo. I regolamenti di regata come l’IMS e lo IOR imbrigliavano il disegno di nuove imbarcazioni dentro schemi molto rigidi, che puntavano non a migliorare le prestazioni delle barche, ma ad avere dei vantaggi sul piano del rating. Bassani decide quindi di fare tabula rasa di tutti i preconcetti e di immaginare una barca che rispondesse al meglio ai suoi gusti e alle sue esigenze di crocierista e regatante. Contatta quindi i migliori yacht designer dell’epoca ed espone le sue idee. Bruce Farr risponde proponendo una barca con un albero molto spostato a poppa, armata con un solo grande genoa rollabile e senza randa. Sicuramente comoda da usare in crociera con la famiglia, ma un disastro in regata, non solo per la diminuzione della superficie velica, ma per la quasi impossibilità di risalire il vento navigando di bolina. German Frers ascolta le proposte di quello strano italiano, ma poi non propone nient’altro che un “Ci penso…”. Probabilmente considerava rischioso per il suo buon nome invischiarsi in un progetto così innovativo.

Quindi Bassani decide di rivolgersi a un giovane architetto navale, che probabilmente sarebbe stato più incline a percorrere nuove strade. Luca Brenta aveva appena realizzato Marisa, una barca veloce e con poppa molto larga, quindi più comoda e vivibile, sia per stare in pozzetto che sotto coperta. Il giovane designer si innamora subito delle idee di Bassani e insieme cominciano a disegnare il primo Wallygator.

Wallygator

Il piano velico, nelle sue proporzioni, veniva dal Soling, monotipo molto usato nell’Europa del nord, con in più solo una rotaia a pruavia dell’albero per ottenere un fiocco autovirante. Le tante soluzioni, che poi sarebbero diventate quasi obbligatorie per barche di analoghe dimensioni, erano motivate dall’esperienza crocieristica della famiglia Bassani. Le bitte a scomparsa e le scotte nascoste sotto i carter (il famoso Magic trim) servivano a rendere la barca sicura anche per i bambini. L’albero in carbonio, con armo semplificato grazie alle crocette acquartierate, era utile per togliere di mezzo stralli volanti ed altre amenità che servivano solo a complicare la vita del velista. I tanti servomeccanismi idraulici ed elettrici rendevano la barca manovrabile da un equipaggio ridottissimo: una sola persona. Risultato che per una barca di 83 piedi (25 metri) non era certo semplice da raggiungere.

Wally Solo Timoniere

Un’altra fonte delle scelte di yacht design del duo Bassani-Brenta era l’amore per lo stile minimalista, elegante ma funzionale. Da qui vennero soluzioni come la tuga bassa, con le finestrature a freccia; il musone dell’ancora a scomparsa; la rotaia del fiocco incassata in coperta e tutti quei particolari che dimostravano fin nel minimo dettaglio l’appassionata cura che il futuro armatore e il giovane designer avevano impresso in quella barca.

Dettaglio Design Wally

Una volta in acqua Wallygator, costruito interamente in carbonio, mantenne tutte le promesse: era semplice da condurre, veloce a vela, comoda e sicura. Per due anni il rivoluzionario yacht fece bella mostra di sé nelle baie più suggestive e nei porti più esclusivi di tutto il Mediterraneo. Il riscontro degli altri armatori fu tale che Bassani cominciò a pensare di avviare una piccola produzione in serie, giusto per soddisfare le prime richieste che venivano da altri magnati dell’industria e della finanza, affascinati da quella nuova imbarcazione che rompeva tutte le regole.

Nasceva così, nel 1995, il cantiere Wally, che oggi vanta ben tre linee di prodotti (vela, motore e navette dislocanti) e decine di superyacht che navigano nei mari di tutto il mondo. Sempre con grande stile e distinzione. Perché nonostante il suo design sia ancora il più copiato dai cantieri navali di ogni latitudine e longitudine, basta uno sguardo per riconoscere una delle imbarcazioni del cantiere di Luca Bassani.

Wally Power 118

Fonti: Top-yachtdesign.com

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca

ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish