La forma-moto sta cambiando per sempre, anzi sta tornando agli Anni 60. Questa potrebbe essere in estrema sintesi quello che sta succedendo nel settore a due ruote in questi ultimi mesi (con proiezione per i prossimi anni). Dopo la grande frenata dovuta alla crisi economico-finanziaria del periodo 2008-2014 (seconda peggiore di sempre, battuta solo dal periodo 1929-1939) l’industria delle due ruote, sopravvissuta grazie agli scooter, sta cambiando decisamente paradigma, anche perché nel frattempo la tecnologia è andata avanti e le abitudini dei consumatori si sono evolute.

Oggi abbiamo quindi due grandi trend. Da un lato i modelli che tirano di più nel mercato odierno, quelli che meglio intercettano i gusti del pubblico, sono le moto dal gusto vintage, con prestazioni morigerate e costi di manutenzione ridotti. Cioè moto razionali ma allo stesso tempo con un alto contenuto di stile. Dall’altro lato la tendenza di lungo periodo è quella di una innovazione radicale che travolge i concetti base del veicolo: non solo due ruote; non più motore endotermico; ampio impiego dell’elettronica; assetto variabile.

Il prototipo Kawasaki J Concept è quello più avanzato in questa direzione, che è doveroso ricordare ha visto una casa italiana, la Piaggio-Gilera, essere una degli antesignane. Ed è proprio grazie al positivo collaudo fatto da modelli come l’MP3 e il Fuoco che oggi è possibile pensare a questo cambio di paradigma. Il prototipo Kawasaki ha due ruote davanti e due dietro, può cambiare assetto scegliendo tra quattro diverse configurazioni per adeguarsi a tutti terreni e a tutti i diversi modi di utilizzo. Quattro ruote indipendenti, la cui posizione è comandata da un computer, e che vengono spinte da un’unità otrice elettrica progettata per assicurare una curva di coppia molto pronunciata, in modo da offrire un grande divertimento di guida. Anche la posizione di guida è variabile, adeguandosi ai diversi assetti, passando da quella comoda, seduta, tipicamente urbana, a quella quasi prona, tipica delle moto supersportive.

Tra le grandi case costruttrici la protagonista degli ultimi anni è stata senza dubbio la BMW. Quella che negli Anni 80 e 90 produceva moto che erano giudicate come adatte solo ai commercialisti ha saputo rinnovarsi in modo sorprendente. Prima ha tirato fuori la 1000 RR, un modello sportivo che ha oscurato tutte le case giapponesi (specializzate nel motore 4 cilindri fronte marcia) con i suoi tanti cavalli (190 a 13.000 giri/min), il peso contenuto (183 kg) e il controllo elettronico della trazione. Poi ha prodotto una serie pressoché perfetta di modelli che andavano a coprire tutte le nicchie di mercato: F 800 R per gli amanti delle naked non esasperate; S 1000 R per le supersportive scarenate; R 1200 RS per i grandtourer; 1000XR per gli appassionati delle hypermotard; K 1300 R per i futuristici; K1600 GT per gli esagerati stile Goldwing. Tutti modelli contraddistinti da un’altissima qualità costruttiva, una grande affidabilità e tecnologie motoristiche evolute, frutto della continua ricerca del reparto R&D del colosso bavarese.

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