3D Printing Pen

Nel variegato mondo della stampa 3D esistono tre ordini di grandezza: le stampanti industriali, che producono oggetti di metallo di grandi dimensioni; le stampanti professionali, che lavorano con vari tipi di plastica su dimensioni non superiori ai 30 cm; le 3D printing pen, considerate poco più che dei giocattoli per far divertire i ragazzi avvicinandoli al mondo della produzione additiva, spendendo al massimo 120 euro.

La designer coreana Jungsub Shim ha già travalicato queste frontiere realizzando una splendida sedia con una semplicissima penna modello 3Doodler. Il processo è stato molto lungo perché Shim ha creato singole linee e poi le ha collegate tra di loro, dando progressivamente forma a una struttura tridimensionale abbastanza robusta da sostenere il peso di una persona.

Il processo creativo che utilizza la 3D pen è uno dei più creativi che si possa immaginare, si tratta infatti di disegnare letteralmente in aria le forme che si hanno nella testa. Alcuni artisti partono da immagini bidimensionali aggiungendo poi la terza dimensione, Shim invece è partita dai singoli segmenti di plastica traslucida che realizzava con la sua 3Doodler e li ha poi connessi in una struttura che ricorda da vicino un’enorme molecola composta da migliaia di atomi legati tra loro.

Il lavoro di Shim faceva parte di un corso di design della Hongik University di Seoul, e il concetto da cui è partita la giovane artista è stato quello della similitudine tra i collegamenti neuronali presenti nel cervello umano e le connessioni tra reti informatiche globali che costituiscono l’ossature del web.

3D printing pen

Jungsub Shim

La realizzazione della sedia della giovane designer è durata due mesi, con giornate lavorative di otto ore. Jungsub Shim ha dichiarato: “Il mio lavoro durante quel periodo era simile a quello che la maggior parte delle persone fa sul posto di lavoro, come un operaio inserito in una catena industriale: movimenti ripetitivi per otto ore al giorno, con una breve pausa a pranzo”.

E questa è in effetti un’ottima metafora di quello che potrebbe essere il metodo produttivo artistico nell’era della quarta rivoluzione industriale: un lavoro artigianale certosino, guidato da un’immaginazione fertile, che usa i materiali non con logica sottrattiva (come il falegname fa con il legno o il tornitore con il metallo) ma additiva. L’artigianato artistico dei secoli passati potrebbe ritornare in auge, nel XXI secolo, grazie alle nuove tecnologie che trasformano le idee in oggetti solidi.

Fonte: Dezeen.com

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