Ogni appassionato di automobili ha la sua lista, e ogni rivista di settore – cartacea o digitale – prima o poi ha fatto il suo elenco. Noi vogliamo inquadrare la questione dal punto di vista specifico del car design, scegliendo le sette auto che hanno innovato lo stile della loro epoca, plasmando i gusti del pubblico e quindi la produzione dell’industria automobilistica. Se anche tu hai la passione per le auto e per il design, qui potrai trovare il programma del nostro Master in car design Ecco quindi le nostre dieci campionesse, in rigoroso ordine alfabetico per non fare preferenze.

Alfa Romeo 33 Stradale

Fabbricata fuoriserie alla fine degli Anni 60 è stata prodotta in soli 18 esemplari. Era la versione per il pubblico della Tipo 33, auto da competizione impegnata nel campionato del mondo sport prototipi. Disegnata da Franco Scaglione aveva il motore V8 in lega di alluminio collocato in posizione centrale, con cilindrata da 1995 cc e potenza massima di 230 Cv ottenuta al regime, allora stratosferico, di 8800 giri/min. Insomma, non solo un gioiello di design, ma anche di meccanica.

Bugatti Type 57

Prodotta tra il 1934 e il 1940 era un progetto di Jean Bugatti, figlio del patron Ettore, la carrozzeria veniva completata seguendo le specifiche richieste di ogni cliente ed era montata su un telaio innovativo che fu utilizzato anche nelle competizioni. Prodotta in circa 700 esemplari fu un grande successo commerciale per il cantiere francese, sebbene fosse una vettura di lusso non certo alla portata dei ceti medi. La Type 57 fu prodotta nelle varianti berlina, coupé, roadster e cabriolet; più alcuni esemplari allestiti ad hoc per le competizioni in pista. La quotazione dei modelli meglio conservati arriva a 25 milioni di euro.

Chevrolet Corvette

Prodotta a partire dal 1953 è arrivata oggi alla settima generazione: uno dei modelli più longevi nella storia dell’automobilismo mondiale. È stata la prima vettura sportiva a due posti realizzata in USA. La Corvette si inserisce a pieno titolo nella tradizione americana delle vetture semplici, robuste, leggere ma con motori dalle cubature importanti. Disegnata da Harley Earl deve il suo nome alla nomenclatura della marina militare, che definisce come corvette le piccole unità navali veloci e manovriere. Il motore era un V6 da 4,6 litri che sviluppava 290 cv, alimentato da una batteria di 3 carburatori. La trasmissione era automatica a due rapporti. La carrozzeria era in fibra di vetro.

Citroen DS

Il successo di questo modello è ben raccontato dal fatto che ancora oggi è possibile incontrare qualche esemplare nelle vie delle nostre città, suscitando sempre sorrisi di apprezzamento e sguardi di ammirazione. Prodotto dal 1955 al 1975 si trattava di un modello di alta gamma che adottava una serie di soluzioni ingegneristiche rivoluzionarie per l’epoca e ancora oggi utilizzate da molte case costruttrici. La trazione anteriore, le sospensioni idropneumatiche e soprattutto la carrozzeria che nasceva da accurati studi aerodinamici. Due italiani figuravano nel team progettuale che diede i natali alla DS: il designer Flaminio Bertoni e l’esperto di motori Walter Becchia. La sigla DS aveva un doppio significato: era l’acronimo di Désirée Spéciale e pronunciato tutto d’un fiato suonava come déesse, che in francese significa “dea”. Sicuramente una scelta azzeccata per quella che divenne l’ammiraglia del cantiere francese e una delle vetture più memorabili mai prodotte.

Jaguar E-Type

Prodotta dal 1961 al 1975 fu un’automobile rivoluzionaria per le caratteristiche progettuali, la cura estetica e il piacere di guida che trasmetteva. Il suo straordinario successo fu dovuto anche al prezzo di vendita, più basso di quello delle auto concorrenti. Durante il suo ciclo di vita raggiunse i 70.000 esemplari venduti. Nel 2004 la rivista Sports Cars International la incoronò auto regina tra le sportive degli Anni 60. Disegnata da Malcolm Sayer, fu tra le prime auto ad utilizzare un telaio monoscocca, su cui venne montato un motore da 3,8 litri capace di generare 265 cavalli, che spingendo sull’assale posteriore (con sospensione a ruote indipendenti) facevano volare l’auto a 240 km all’ora. Adorata dai collezionisti, oggi un modello ben conservato può raggiungere i 60.00 euro.

Lamborghini Countach

Progettata dall’ing. Paolo Stanzani, fu disegnata da Marcello Gandini, che aveva già creato la Miura e in seguito avrebbe dato i natali alla Lancia Stratos. Debuttò come prototipo nel 1971 e fu prodotta per quasi 20 anni. La caratteristica distintiva dell’auto, a parte il design a cuneo, era l’apertura delle portiere in verticale. Questo meccanismo era stato scelto per una questione strettamente funzionale, l’auto infatti era già molto larga di carrozzeria, prevedere portiere tradizionali ad apertura laterale avrebbe comportato serie difficoltà nei parcheggi. La carrozzeria della vettura era in alluminio con telaio tubolare in acciaio. Una scelta che a fronte di una lavorazione complicata garantiva leggerezza e baricentro basso. Il motore era un V12 da 4 litri, montato in posizione longitudinale, con cambio posizionato verso l’anteriore, nell’abitacolo, ed albero di trasmissione posizionato verso il retrotreno. Questa scelta ingegneristica, che sovvertiva la normale disposizione meccanica, era stata fatta per centralizzare il più possibile il baricentro dell’auto e ottenere quindi grandi vantaggi dinamici. Il nome della vettura viene non da una razza di tori, come usualmente avviene in casa Lamborghini, ma da un’espressione di stupore e ammirazione tipica del dialetto piemontese. La leggenda narra che quest’espressione fu utilizzata in maniera spontanea da un guardiano notturno quando vide il prototipo della vettura. Un’espressione di stupore che poi milioni di persone avrebbero pronunciato, in molte lingue, al passaggio di una Lamborghini Countach.

Mercedes 300 SL Gullwing

È la capostipite della serie SL, sigla che sta per “Sport Leicht” (sport leggera) la serie di auto veloci ed eleganti della Mercedes. Fu prodotta per soli tre anni, dal 1954 al 1957, ma furono sufficienti per farla entrare nella leggenda. Il responsabile del progetto, con cui la casa costruttrice si riproponeva di tornare ai fasti sportivi di prima della guerra mondiale, era Rudolf Uhlenhaut, che realizzò la 300 SL da corsa, spinta da un motore 6 cilindri in linea di 3 litri di cilindrata. L’auto fu un progetto azzeccato fin dal primo momento, infatti vinse quasi tutte le competizioni a cui partecipò. La soluzione delle portiere che si aprivano ad ali di gabbiano fu dovuta al particolare telaio dell’auto, realizzato con traliccio di tubi, allo stesso tempo leggero e rigido. Tale soluzione aveva però il difetto di essere ingombrante, soprattutto lungo le fiancate, spingendo i progettisti ad inventare una nuova soluzione per consentire l’accesso del pilota. La versione stradale dell’auto da pista fu fortemente voluta dall’importatore americano della Mercedes, Max Hoffman, che richiese un modello omologabile su strada e si impegnò ad acquistarne 100 esemplari. Per il motore della versione stradale si optò per una soluzione derivata dall’areonautica, l’iniezione diretta, in sostituzione dei classici carburatori. Soluzione che fu un successo soprattutto dal punto di vista delle prestazioni, nella versione di serie l’auto raggiungeva infatti i 215 cv e i 250 km/h.

Porsche 356

È il primo modello di serie prodotto dalla casa di Stoccarda, chiamata dagli appassionati “superleggera” a causa della sua carrozzeria interamente in alluminio battuto a mano su stampo maschio in legno. Prodotta dal 1948 al 1965 aveva originariamente un motore posteriore raffreddato ad aria da 1100 cc, aumentato successivamente fino ad arrivare ai 2000 cc. Era un’unità direttamente derivata dal propulsore Volkswagen che equipaggiava il maggiolino, non a caso auto progettata dallo stesso Ferdinand Porsche. I punti di forza dell’auto erano la maneggevolezza, la leggerezza, la tenuta di strada e soprattutto l’affidabilità. Di questo gioiello su quattro ruote ne sono stati costruiti in totale 76.000 esemplari, di cui circa la metà sono ancora circolanti. Il modello che incontra più successo tra i collezionisti è la cabriolet, che se in buone condizioni ha un prezzo di mercato di circa 60.000 euro.

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