Luigi Capuano e ‘misè’, il puff-poltrona omaggio al promontorio di Capo Miseno

intervista-luigi-capuano-italian-design-institute-1

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email

Ci sono storie che portano con sè il profumo della terra in cui nascono. E sono storie straordinarie, di impegno, tenacia, di amore per il proprio territorio. Sono storie di bellezza e di entusiasmo, di chi è capace di trasformare e plasmare la materia, per farne messaggio di ringraziamento.
Questa è la storia di Luigi Capuano, giovane designer proveniente da un paesino in provincia di Napoli, Monte di Procida, di poco più di 12.600 anime, noto un tempo per essere la terrazza dei Campi Flegrei e un villaggio dell’antica città di Cuma.
Ed è stato proprio il promontorio che si affaccia sul golfo di Napoli a ispirare il Luigi Capuano – che ha da poco frequentato il Master in Interior Design di Italian Design Institute – a ispirare il progetto di ‘misè‘, il puff- poltrona dei Campi Flegrei, omaggio alla sua terra natale. L’occasione per far rivivere in un oggetto della quotidianità degli spazi, una terra ricca ricca di vitalità e suggestioni.

intervista luigi capuano idi

Proprio dal promontorio, dove Luigi Capuano spesso ammirava il paesaggio circostante, è nato questo puff che richiama, sia nel nome che nelle forme, un elemento geografico caro a tutti gli abitanti del posto. La sinuosità dei pendii di Capo Miseno, che con la sua straordinaria bellezza ha incantato nei secoli passati poeti, naviganti e scrittori, ora rivive anche in un oggetto di design dalle linee pulite e morbide.
La sua struttura rigida in legno presenta il corpo interamente ammantato di spugna. Il tessuto di rivestimento è il velluto che racconta, con il suo effetto morbidezza alla vista e al tatto e con le sfumature della trama, le irregolarità del promontorio roccioso, conferendo eleganza alla seduta che si presta d arredare gli spazi non solo di un appartamento esclusivo, ma anche un ristorante o la hall e le camere di un albergo o uno studio.

 

intervista-luigi-capuano-italian-design-institute

Il colore scelto per l’edizione ‘zero’ è il verde acquamarina che, come ha raccontato lo stesso Capuano, “è il colore delle sfumature del mare della mia terra”.
“Il progetto – prosegue – nasce dal grande amore per il posto in cui sono nato, un oggetto che ne richiama le forme e che per me è l’espressione di un senso di appartenenza ad un luogo che è casa e ispirazione”.

Com’è nato nella tua testa ‘misè’?
Guardando un’immagine del promontorio di Capo Miseno vista dall’alto, come una folgorazione ci ho visto un’accogliente poltrona. Viene al mondo come oggetto di arredamento, una poltrona da sosta breve che può arredare un ristorante, l’ingresso di un appartamento o il salotto di una casa come poltrona. Il colore, verde acquamarina, è un chiaro riferimento al mare e alle sue sfumature. Il promontorio fa parte della mia vita da sempre e creare un oggetto di design che lo rappresentasse è stato solo un’estensione del mio senso di appartenenza. Il rivestimento è in velluto, per continuare l’effetto morbidezza al tatto e alla vista evidenziando le irregolarità del promontorio roccioso attraverso le sfumature della trama, donando al contempo eleganza che di per sé già ne racchiude. Il nome misè evoca il promontorio, ma il gioco di parole richiama anche la “mise”, perché questa poltrona, come un abito, celebra le forme, accarezza i pendii e ne valorizza la sinuosità esaltando la bellezza del luogo che nel tempo ha incantato naviganti e ha ispirato poeti, miti e leggende.

Cosa ti piace di più della tua terra?
Della mia terra amo tutto. Negli anni ho avuto tante opportunità di andar via, ma non ho mai voluto accettarne l’idea perché credo nella forza che trasmette questa terra e nella sua bellezza. È un luogo di forte ispirazione, e spero col tempo di riuscire a contribuire nel valorizzarla sempre più.

Com’è stata accolta la notizia dagli abitanti del tuo paese?
Tenendo conto del periodo particolare, dove si percepisce uno stato di preoccupazione e paura per l’avvenire, Misè ha avuto un esito positivo. Il messaggio che volevo lanciare era di essere uniti come comunità e ho visto in Misè il giusto modo per esprimere la mia vicinanza alla mia terra attraverso il Design. È un progetto nato pochi mesi fa, ma prima di pubblicarla ho voluto farmi consigliare da coloro che mi hanno aiutato nella realizzazione, amici tra Grafici, Architetti, Esperti di Moda, Comunicazione e Artigiani che tengo a ringraziare enormemente, perché credo molto nella condivisione e sono sicuro che senza il loro contributo Misè sarebbe rimasta solo un’idea. Ora stiamo lavorando insieme per come presentarla attraverso un evento che al tempo stesso possa valorizzare il territorio.

Com’è stato il Master IDI in interior design che hai frequentato?
Ad oggi penso sia stata l’esperienza formativa più entusiasmante e concreta della mia vita, sia da un punto di vista professionale che relazionale. Ho avuto modo di interfacciarmi con colleghi, ormai divenuti amici, provenienti da tutta Italia e da ognuno di loro ho ricevuto qualcosa di utile al raggiungimento dell’obiettivo comune: comunicare design.

Come sono stati i docenti e qual è l’insegnamento più importante che ti hanno lasciato?
La professionalità e il saper comunicare la propria esperienza formativa e lavorativa penso sia il mix perfetto. Ho frequentato il master in Interior Design a Roma dove ho avuto la fortuna di conoscere Architetti, Designer e Ingegneri che sono stati grande fonte di insegnamento, dei punti di riferimento e di continua ispirazione.

Cosa ti aspetta nell’immediato futuro?
Nonostante il momento storico in cui ci si trova, cerco di vivere il presente al massimo della positività che da sempre mi contraddistingue. Il mio obiettivo è cercare di rispecchiare attraverso il design i sentimenti delle persone. Ogni singolo progetto deve sempre essere espressione del cliente.

Cosa serve, secondo te, per diventare un ottimo professionista del settore?
Bisogna puntare sempre più alla specializzazione e lo dico perché il mio percorso mi ha portato proprio a questo. La mia carriera professionale è iniziata circa 10 anni fa, diplomandomi come Geometra all’età di 19 anni. Ho iniziato come stagista presso uno studio del mio paese, ma da subito “nell’impacchettare” le pratiche burocratiche mi soffermavo sempre sulla planimetria e molte volte, per gioco, la riprogettavo perché sentivo l’esigenza di farlo, di esprimermi. Con il sostegno della mia famiglia e della mia compagna, che hanno sempre creduto in me, ho deciso di iscrivermi al Master che proponeva IDI in modo da accrescere la conoscenza del Design e specializzarmi. Ad oggi, a un anno dal Master, ho avviato uno studio di progettazione insieme ad un amico Architetto dove io mi occupo di Design e Comunicazione. Ciò che posso dire a chi come me sente l’esigenza di esprimersi è di non avere paura di farlo, di provarci, poiché se si crede veramente in ciò che si fa, i risultati arrivano sempre.

Un sogno che avevi da piccolo?
Il mio sogno era di diventare attore di teatro. Ad oggi sono convinto che la mia sensibilità e la mia esigenza di comunicare derivino proprio dai tanti anni di partecipazione a gruppi di teatro, consentendo di incrementare il mio bagaglio di vita.

Un progetto a cui vorresti lavorare per il futuro?
Questo periodo di quarantena lo sto sfruttando per dedicarmi allo studio e accrescere il mio bagaglio culturale relativo al design. Ne sono derivate tante idee interessanti sull’arredo e su come vivere gli spazi. Ho alcuni progetti in corso di realizzazione e altri in via di progettazione ma tutto ciò che mi auguro per il futuro è racchiuso in una frase di Steve Jobs: “Ciò che rappresenta è tanto importante quanto ciò che è.
È un oggetto che mira al cuore, e quando riesci ad arrivare al cuore di qualcuno, non c’è più limite.”
Qualunque sarà il mio progetto futuro, dovrà trasmettere emozioni.

Altri articoli

it_IT
en_GB it_IT

La tua formazione?
È al sicuro.