29 anni, originario di Francavilla Fontana (Puglia), Leonida Ferrarese è una delle promesse emergenti nel mondo della moda. Si descrive come un sognatore, innamorato della sua terra e con una passione smisurata per l’arte della sartoria artigianale.
Laureato alla Lumsa di Roma, dopo un master in marketing a New York presso la University of Buckingam e un’esperienza lavorativa di sei mesi presso la Ferragamo di New York, è il CEO di Bottega Dalmut, il marchio sartoriale di lusso made in Puglia.leonida ferrarese

Da Lapo Elkann, che ha fatto personalizzare diversi capi proprio agli esordi della Casa di Moda, ad Anna Dello Russo, consulente creativa di Vogue Giappone, la Dalmut annovera tra i suoi frequentatori figure internazionali simbolo di grande eleganza.
Il Capitano del Milan Ignazio Abate e il Rampollo di casa Natuzzi Pasquale Junior scelgono anch’essi la bottega avviata dal giovane imprenditore brindisino che, ad oggi, viene definita da molti la più bella sartoria di lusso della penisola italiana.

Quando e come nasce Dalmut?

Dalmut viene registrato tecnicamente nel 2011, poi ho vissuto esperienze nella moda a New York e altre esperienze lavorative che hanno arricchito la mia professionalità . La bottega inizia a lavorare da chiusa a gennaio febbraio 2015 e apre ufficialmente i battenti al pubblico nel dicembre 2015.

Avete in mente di aprire altri store?

In questo momento stiamo valutando diverse opzioni tra cui un apertura su Milano. Dal 18 al 25 Maggio saremo a New York per un evento molto importante. A fine mese partirà inoltre il nuovo on-line store : verrà ampliato il servizio di e-commerce, che è quello grazie al quale riusciamo a spostarci e a soddisfare i bisogni dei clienti oltreoceano.

Realizzate solo abiti su misura?leonida ferrarese

Il concetto Dalmut nasce dall’abito su misura. L’ abito deve essere disegnato insieme al cliente e provato almeno 3 volte finché non si raggiunge la perfezione. Lavorare a bottega chiusa per circa un anno mi ha permesso di comprendere che l’abito non bastava: lo stile Dalmut non poteva essere spiegato soltanto tramite l’abito. A partire da questa consapevolezza Dalmut è diventato un total look: accessori, camice, scarpe, gemelli.
Ovviamente on-line non si può ottenere lo stesso livello di personalizzazione. Proprio per questo motivo on-line verranno venduti esclusivamente gli accessori: l’abito su misura resta e deve restare un’esperienza da vivere in maniera fisica.

Perché hai deciso di intraprendere questa strada?

Finiti gli studi me ne andai in America. Vivendo lì ho frequentato il Master in marketing e ho incominciato ad appassionarmi giorno dopo giorno. Ho incominciato a studiare ogni singolo dettaglio, senza mai smettere di ricercare la perfezione.
Penso di aver ereditato in parte questa grande passione da mio nonno, che non ho mai conosciuto. Mio padre mi racconta sempre che, nonostante lavorasse in banca, trascorreva tutto il restante tempo libero a disposizione chiuso nella sartoria. Credo che oggi sarebbe fiero di me.leonida ferrarese
Così, quando mi sono reso conto che lavorare all’interno dell’azienda di costruzioni della mia famiglia non mi avrebbe appagato, ho deciso di fare qualcosa che mi potesse soddisfare davvero. Sono due anni che mi sveglio ogni giorno con il sorriso, nonostante le difficoltà che possano esserci in questo lavoro.

Cosa ti piace di questo lavoro?

La cosa più bella è incontrare gente come me. L’ idea di confrontarmi con una clientela attiva che non subisce l’abito confezionato ma che partecipa all’acquisto e alla sua realizzazione. Si realizza una sorta di fusione tra il creatore e l’acquirente finale: il capo non viene pensato per ventimila pezzi, ma su misura per il cliente, realizzato a quattro mani con l’utente finale. In questo modo non solo si soddisfa il bisogno di attenzione di chi vuole acquistarlo ma anche il suo desiderio di non omologazione.

leonida ferrareseRealizzate soltanto la linea uomo?

L’unica donna sulla quale abbiamo realizzato un abito su misura è Anna Dello Russo, in occasione della Paris Fashion Week. Per il momento preferisco strutturarmi sulla modellistica uomo, e perfezionarla il più possibile.

Cosa diresti ai giovani che hanno intenzione di osare e intraprendere questa carriera?

Quello che mi sento di dire ai giovani è che si tratta di un lavoro molto difficile. Occorre prendersi cura di ogni singolo dettaglio, senza tralasciare nulla. A volte si pensa che il mondo della moda sia frivolo e effimero, ma in realtà esiste una competizione spietata e bisogna puntare al massimo , alla perfezione. Per questo serve ad esempio scartare le materie che non sono idonee, prendere solo il meglio dai fornitori, a volte pagando anche il doppio rispetto ai competitors. Tenere duro e rimboccarsi le maniche credo siano le fondamenta di questo lavoro.
Non è semplice e io non mi sento ancora “arrivato”, anzi direi che sono appena partito. E forse non smettere mai di cercare e di migliorarsi è il segreto più importante.

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