IDI ha il privilegio di accogliere, per Dressing the Future 2025, uno degli artisti più raffinati e interdisciplinari della scena contemporanea: Laurent Barnavon, figura che da oltre vent’anni esplora il confine fluido tra arte, architettura, moda e design attraverso il gesto primordiale della piega. La sua presenza rappresenta un arricchimento straordinario per studenti, creativi, professionisti e per l’intera comunità che IDI si impegna a coinvolgere in percorsi culturali innovativi e responsabili.
La ricerca di Barnavon affonda le radici nella sua formazione in arte concettuale a Villa Arson e in un’esperienza determinante presso la Fondazione Pistoletto. È proprio in quel periodo, trascorso accanto a Michelangelo Pistoletto, che l’artista matura la volontà di creare un ponte tra la sua visione progettuale e la tutela delle tecniche artigianali tradizionali, considerate fondamentali per preservare un valore culturale spesso a rischio di scomparsa. Con il successivo trasferimento a Parigi e il confronto diretto con importanti aziende storiche del settore, Barnavon orienta la sua ricerca verso la geometria e la sua capacità di generare forme nuove, tanto delicate quanto strutturalmente significative.
Quando parla del passaggio di scala nei suoi progetti — dalle lampade alle installazioni ambientali — l’artista non lo considera una semplice variazione dimensionale, ma un vero cambio di ritmo e di gesto. La differenza tra il “piegare” e lo “spiegare”, due azioni opposte e complementari, diventa per lui l’essenza del processo creativo. L’idea che un principio geometrico, se funziona in piccolo, possa funzionare anche in grande, richiama gli studi di Gaudí e sottolinea come la geometria possa essere un linguaggio universale, capace di adattarsi alle più diverse applicazioni.
Per Barnavon la funzionalità non è mai secondaria rispetto all’estetica. Ritiene infatti che un’opera raggiunga il suo senso più pieno solo quando viene adottata da chi la usa o la osserva. La fase di ricerca rimane il momento più intimo del suo lavoro, ma è nel rapporto con l’altro che l’oggetto acquista vita, trasformandosi in un’esperienza condivisa. Anche la carta, spesso percepita come materiale fragile, diventa nelle sue mani un supporto di progetto potente, in cui la geometria assume una funzione strutturante. Tuttavia, l’artista sottolinea come il vero tema non sia la delicatezza del materiale, ma la complessità della collaborazione tra i mestieri dell’architettura: un linguaggio comune in cui la ripetizione e la precisione diventano fondamentali.
Guardando al futuro, Barnavon sente oggi il desiderio di un proprio laboratorio, dopo anni dedicati a progetti collettivi e alla condivisione di esperienze interculturali. La sua ricerca è sempre stata alimentata dal movimento, dalla leggerezza e dalla volontà di imparare dagli altri; ora si apre invece l’esigenza di uno spazio personale in cui consolidare queste esplorazioni.
Per Dressing the Future, IDI ha l’onore di presentare la sua installazione site specific “Ce n’est qu’une impression, Milano 25”, una sintesi dei suoi vent’anni di percorso: un “Vitruvio al femminile” in cui un quadro si trasforma in abito e in cui il plissé storico — appreso nel contesto dell’alta moda parigina — diventa un mezzo per far rimbalzare la luce come le faccette di un diamante. Saranno esposti due quadri e un abito realizzato con pagine di fashion magazine in collaborazione con L’Officiel Vietnam, insieme alla partecipazione della danzatrice dei Ballets de Monte-Carlo, Mimoza Koike.
Nel workshop “Out of Frame: Pliage tra arte e moda”, l’artista guiderà i partecipanti attraverso un viaggio che va dall’antico Egitto alle tecniche Hmong, dalla tradizione cinese all’haute couture contemporanea. L’obiettivo è far emergere una sensibilità manuale oggi sempre più rara, e riflettere sul significato del gesto di vestire, inteso come atto culturale, creativo e soprattutto responsabile.
Barnavon invita infine i giovani designer a costruire una “cassetta degli attrezzi” che parta dalla passione e dalla capacità di superare le difficoltà con perseveranza. Ritiene essenziali la conoscenza dei saperi tradizionali e la pazienza della ripetizione, elementi che permettono di distinguere un cambiamento autentico da una semplice deviazione effimera.
Con la sua presenza, IDI conferma la propria vocazione a promuovere figure che incarnano una visione innovativa e profondamente etica del futuro del design. Il lavoro di Barnavon, sospeso tra artigianalità e sperimentazione spaziale, mostra come la piega possa diventare non solo una tecnica, ma un linguaggio capace di riscrivere la percezione dello spazio, della materia e della luce, aprendo nuove possibilità per una creatività autenticamente sostenibile.

