Simboli fallici, una femminilità irriverente, uno shock visivo. Dopo l’uscita dell’ultima collezione abbiamo deciso di intervistare Davide Agus, CEO di Arcari e Co, per comprendere quello che ha mosso le scelte stilistiche, sicuramente audaci, della linea di abbigliamento Hache. Concreta, consapevole, efficiente, anti-romantica e assolutamente inaspettata.

Manuela Arcari e David Agus, estromessi dagli incarichi di direttore creativo e CEO nel 2014 dall’ex controllante Opera, hanno rilevato GFM industria, azienda produttrice del brand e di Hache, attraverso la Arcari e Co.

Cosa ha determinato le scelte stilistiche dell’ultima collezione?hache

L’obiettivo è sicuramente quello preservare il valore stilistico dei brand tra cui Hache, garantendo il posizionamento che stava perdendo con la nuova gestione. La scelta è una scelta di contemporaneità. Siamo rientrati in azienda dopo la decadenza portata al marchio dalla conduzione di chi ci ha preceduto. Abbiamo deciso così di rientrare con una nuova chiave, con i cambi dovuti alla moda e ai tessuti che occorrono per creare una collezione.
Rientrando ci siamo ritrovati con un marchio completamente privo della natura storica del marchio stesso. Abbiamo colto l’occasione così di guardarci intorno e di chiederci cosa potesse piacere a Shanghai così come a Londra o a Beirut.
Hache è la nostra bambina terribile, è in distribuzione in tutto il mondo, con una schiera di fan al di là dell’immaginabile. Abbiamo ripreso il timone dando un interpretazione molto più contemporanea. Ci siamo chiesti: “Perché una linea contemporary dovrebbe fare del basico?” Chi veste  basico può recarsi da H&M o Zara, dove trova prodotti fatti bene e che danno al contempo il massimo della neutralità.
Per osare occorre dare di più in termini di interpretazione, che può essere accettata o meno: la voglia di tentare e di scardinare l’ovvio.

La rappresentazione femminile abbinata al simbolo fallico è una scelta rischiosa, avete pensato alle reazioni che avrebbe potuto suscitare?

Tutto nasce con il seguito che Natalie Krim ha avuto in America. Natalie è una giovane grafica che interpreta la femminilità fetish ma attraverso uno stile giocoso.
Un’artista emergente che vive a Los Angeles che ci ha proposto di mettere a disposizione una serie di suoi disegni per poter interpretare meglio Hache, presentandosi in maniera totalmente disinteressata in questo matrimonio tra cultura pop e abbigliamento.
La donnina con il fallo si ha difficoltà a venderla in Cina o Giappone caratterizzate da culture più austere, ma in molte altre parti del mondo ci sono tantissimi clienti che mi hanno telefonato personalmente perché nei negozi la collezione era già sold out. Si tratta di un modo di fare marketing, a servizio dell’abbigliamento, diventando così una piccola icona.hache

Qual è il reale messaggio veicolato in questa scelta? 

Una femminilità che rompe gli stereotipi e che si mette in gioco scardinando gli schemi su quei temi che solitamente stigmatizzano la donna e la sessualità. Non è certamente uno strizzare l’occhio al sessismo ma il contrario un prendersene gioco e adoperarlo come strumento di rivendicazione della femminilità. Non quindi il riferimento al sesso come strumento di perversione o costrizione, ma piuttosto un riferimento giocoso, che oscilla tra il fetish e il burlesque, tanto più se la linea è realizzata da una donna che lavora per le donne. Manuela Arcari ha costruito un personaggio che è reale, non immaginario, che vive di vita reale e di situazioni concrete. Per questa donna polimorfa, Manuela crea uno stile che è al tempo stesso compatto e articolato, e che trasforma gli indumenti da semplici rivestimenti in strumenti di espressione.

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