Moda, etica e futuro: la visione animal-free di Simone Pavesi

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Ripensare la moda a partire dall’etica, dalle materie prime e dall’impatto reale che il sistema produce su animali, ambiente e società. È questa la direzione indicata da Simone Pavesi, responsabile dell’Area Moda Animal Free della LAV, ospite di Dressing The Future, l’evento taragto IDI a Milano, che porta avanti una riflessione strutturale sul presente del settore e sulle sue possibili evoluzioni.
Una riflessione che non riguarda solo i materiali, ma un cambiamento culturale profondo.

Oltre le certificazioni: limiti di un sistema da ripensare

Per Pavesi, i materiali di origine animale non possono essere considerati sostenibili. Anche quando inseriti in filiere “responsabili”, restano esposti a criticità etiche, ambientali e di trasparenza:

  • scarsa tutela del benessere animale;
  • impatti significativi in termini di emissioni, consumo di risorse e perdita di biodiversità;
  • mercati paralleli poco controllabili e catture cruente;
  • tracciabilità parziale o incerta.

È un quadro che entra in contraddizione con gli stessi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ai quali molte aziende dichiarano di aderire.
Per questo, secondo Pavesi, è necessario un cambio di paradigma: non occorrono certificazioni più raffinate, ma materiali nuovi.

Nex-Gen Materials: dove si forma il futuro della moda

All’estero sta crescendo rapidamente l’investimento nei Nex-Gen Materials, materiali innovativi totalmente animal-free e sviluppati attraverso approcci differenti:

  • plant-derived: derivati da materie prime vegetali, vergini o di scarto, capaci di replicare la sensazione della pelle o dei filati animali;
  • micelio: la struttura radicale dei funghi, modellabile e resistente;
  • derivazione microbica: fermentazioni e processi cellulari per produrre biopolimeri e proteine;
  • cellule animali coltivate: un ambito ancora sperimentale che usa ingegneria tissutale per replicare strutture senza allevamento.

L’Italia, paese ricchissimo di competenze tecniche e manifattura di eccellenza, è però ancora poco presente sul fronte della ricerca dedicata alle colture cellulari.
Un paradosso che potrebbe trasformarsi in opportunità, se sostenuto da politiche pubbliche adeguate.

La transizione che manca: il ruolo delle istituzioni

La transizione verso modelli animal-free non è solo un atto creativo: richiede visione industriale e investimenti.
Secondo Pavesi, le istituzioni dovrebbero essere protagoniste nel sostenere ricerca e sviluppo di materiali sostenibili di nuova generazione.
Tuttavia, nonostante annunci ambiziosi, i finanziamenti attuali tendono ancora a privilegiare soluzioni legate alle filiere tradizionali, anziché abilitare una reale discontinuità.

Il rischio? Restare indietro in un settore in cui altri paesi stanno già costruendo una leadership.

Un nuovo concetto di lusso: bellezza senza sfruttamento

La trasformazione culturale è già in atto. Una ricerca DOXA commissionata da LAV mostra che il 63% dei consumatori in Italia, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Germania e Spagna prova “felicità e orgoglio” nell’acquistare prodotti moda realizzati con materiali alternativi e animal-free.

La sensibilità ambientale e il riconoscimento dei diritti animali stanno influenzando le scelte di acquisto e molte aziende hanno iniziato ad abbandonare pellicce, angora, pelli esotiche, piume d’oca e altri materiali considerati eticamente e ambientalmente insostenibili.

Il lusso, dunque, non è più legato alla rarità degli animali, ma alla qualità dell’innovazione.

Le nuove competenze dei designer

Per i giovani designer, la sfida è culturale e progettuale.
Non basta limitarsi a considerare come “sostenibile” ciò che viene etichettato come tale: occorre comprendere criticamente gli impatti reali dei materiali, conoscere la loro filiera, analizzare dati, interrogarsi sui processi.

In altre parole, serve una nuova cassetta degli attrezzi fatta di:

  • alfabetizzazione sui materiali emergenti;
  • competenze in biomateriali e tracciabilità;
  • capacità di reinterpretare l’estetica della moda in chiave etica e innovativa;
  • conoscenza delle policy e degli standard internazionali.

La creatività, dice Pavesi, non può restare ancorata a modelli superati.

Un progetto per il futuro: unire la filiera italiana dell’innovazione

Immaginare un nuovo ecosistema produttivo significa anche creare occasioni di confronto.
Per questo Pavesi immagina un evento dedicato, capace di riunire startup italiane, PMI e grandi aziende impegnate nella ricerca su materiali sostenibili plant-based, da fermentazione microbica o blend con supporti sintetici riciclati.

Un’occasione per mostrare il fermento che già esiste nel paese e per colmare il vuoto che tuttora separa l’Italia dal contesto internazionale delle colture cellulari.

Verso una moda che non lascia indietro nessuno

La visione animal-free di Simone Pavesi non è un esercizio teorico: è una proposta concreta per una moda capace di ridefinire il concetto di valore, di responsabilità e di bellezza.
Una moda che non rinuncia alla qualità, ma ne ripensa il significato; che non abbandona l’innovazione, ma la orienta verso un futuro più equo; che riconosce che il lusso autentico non ha bisogno di sfruttamento, ma di immaginazione.

Una prospettiva che invita designer, imprese e istituzioni a fare la propria parte in una trasformazione che riguarda tutti: la moda come spazio culturale, sociale e simbolico dove costruire — davvero — il futuro.

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