Dressing the Future: la ceramica come atto di cura. L’incontro con l’artista Cristina Mandelli

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Il 5 dicembre, all’interno di Dressing the Future, Italian Design Institute ha ospitato Cristina Mandelli, artista e ceramista torinese che da anni porta avanti una ricerca poetica e materica capace di unire arte, sostenibilità e design responsabile. La sua presenza all’evento — con il workshop Sustainable Hanger — ha offerto ai partecipanti uno sguardo inedito sul modo in cui un materiale antico come la ceramica può dialogare con il futuro della moda circolare.

Mandelli lavora sul confine tra pittura, disegno e ceramica, costruendo un linguaggio dove la fragilità non è un limite ma una forza rivelatrice. Nelle sue mani la materia diventa racconto: la terra è ascolto, la lentezza una scelta consapevole, l’imperfezione una forma di verità. La sua pratica invita a ripensare il valore degli oggetti che abitiamo ogni giorno, restituendo dignità all’ordinario.

Sustainable Hanger: quando una gruccia diventa scultura

Nel workshop proposto per Dressing the Future, Mandelli ha guidato i partecipanti a trasformare un oggetto marginale come la gruccia in una micro-scultura funzionale. Un esercizio creativo che unisce utilità e bellezza, e che suggerisce un approccio nuovo verso il design:

“L’equilibrio nasce quando un oggetto smette di esistere solo per rispondere a un bisogno e comincia a raccontare qualcosa.”

La ceramica, nella sua doppia natura fragile e resistente, diventa così un materiale perfetto per ripensare i tempi della progettazione. Lavorarla significa rallentare, osservare, lasciare traccia: un gesto etico e non solo estetico.

Lentezza, manualità, imperfezione: una resistenza necessaria

In un sistema dominato dalla velocità e dalla produzione industriale, la scelta della ceramica è per Mandelli una forma di resistenza gentile. Ogni pezzo è diverso, ogni errore dialoga con il processo, ogni gesto afferma un valore che va oltre la quantità: è la qualità del tempo investito che costruisce significato.

Questo approccio risuona profondamente con la missione di Dressing the Future: promuovere un design che non sia solo innovazione tecnologica, ma trasformazione culturale.

L’artista come mediatore del cambiamento

Mandelli vede nel ruolo dell’artista una funzione sempre più centrale nei processi di moda circolare:

“L’artista è un mediatore: tra materiali e persone, tra territori e immaginari… La transizione ecologica ha bisogno di emozioni, di simboli, di nuovi alfabeti estetici.”

Un contributo fondamentale, capace di tradurre in segni, forme e gesti l’urgenza di un rapporto più equilibrato con la materia e con il pianeta.

La “cassetta degli attrezzi” del designer del futuro

Infine, l’artista suggerisce cinque competenze chiave per i giovani designer che desiderano avvicinarsi a pratiche sostenibili e materiche:

  1. L’osservazione lenta, per leggere la materia.
  2. La manualità consapevole, come forma di intelligenza.
  3. La capacità di accogliere l’errore, trasformandolo in linguaggio.
  4. Una vera sensibilità ecologica, che riconosca storia e impatto dei materiali.
  5. L’attitudine alla co-creazione, perché il design è sempre più un dialogo tra persone e territori.

La sintesi di questa visione è semplice e potentissima:

“Un giovane designer dovrebbe imparare a toccare il mondo senza consumarlo.”

Italian Design Institute continua a promuovere incontri e workshop che uniscono creatività, sostenibilità e formazione avanzata. Dressing the Future è stato un momento di scambio prezioso, dove l’arte di Cristina Mandelli ha mostrato come anche un oggetto minimo possa diventare luogo di riflessione, responsabilità e bellezza condivisa.

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